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Di: Lavoro&Welfare di mercoledì 13 novembre 2013 15:24

Ancora fermi al palo sulla riforma dei servizi per l’impiego

di Gabriele Moccia

Lo scorso giugno la Commissione europea con coraggio ha continuato a migliorare il pacchetto occupazione comunitario presentando una proposta di decisione volta ad aiutare i servizi pubblici per l’impiego e a perfezionare la propria efficacia anche a livello transnazionale, aumentando la cooperazione tra i vari Stati membri. Anche da Bruxelles sembra ormai chiaro che in Europa in generale, ma in alcuni Stati della fascia mediterranea in particolare, come l’Italia, esiste un vero e proprio gap da colmare in tema di abbinamento tra persone con competenze specifiche e offerta di lavoro. Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio europeo dei posti di lavoro vacanti, infatti, nonostante i livelli galoppanti della disoccupazione, resterebbero vacanti circa 1,7 milioni di posti di lavoro. Làszlò Andor, Commissario europeo per l’occupazione e gli affari sociali, ha lanciato un messaggio chiaro a tutta l’Unione “occorre migliorare l’efficienze e l’efficacia dei servizi pubblici per l’impiego che svolgono un ruolo chiave nell’attuazione delle politiche del mercato del lavoro”. La scelta della Commissione di lanciare questa iniziativa come decisione e non come regolamento o direttiva è una chiara scelta politica oltre che tecnica, ma pochi sembrano essersene accorti, in particolare il governo italiano. A livello comunitario, la decisione viene, infatti, sempre più utilizzata per avviare forme di cooperazione rafforzata su determinate materie particolarmente sensibili, per cercare di porre un freno a quella che viene spesso chiamata “Europa a due velocità”, cercando di omogeneizzare il più possibile l’andamento delle politiche comunitarie e dei risultati che vengono raggiunti in una parte dell’Unione piuttosto che un’altra. Specificatamente, la decisione, soprattutto dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, può essere rivolta a Stati o a gruppi di Stati e, nel caso specifico, la Commissione ha chiesto all’Italia e ad altri Paesi ad alto tasso di disoccupazione di istituire al più presto una sorta di cooperazione rafforzata per riformare i servizi per l’impiego. I contenuti della proposta sono vari, ma il suo core riguarda l’istituzione di una piattaforma che sappia mettere a confronto le prestazioni dei servizi pubblici per l’impiego sulla base di valori di riferimento pertinenti, a individuare migliori pratiche e promuovere l’apprendimento reciproco. La rete inoltre, così strutturata, sarebbe in grado di fornire sostegno all’attuazione del pacchetto occupazione 2014-2020, soprattutto alla Garanzia per i giovani, che non puà esistere senza un adeguato sistema di politiche attive per il lavoro. E l’Italia? Il governo non sembra aver recepito a pieno l’urgenza del messaggio lanciato da Bruxelles. A più di sei mesi dalla presentazione della proposta, il governo non sembra essere intenzionato a spingere sull’accelleratore per una vera riforma dei servizi all’impiego, allineandosi a quanto proposto in sede comunitaria. Se approvata, la decisione sarà operativa a partire dal 2014 e obbligherà ogni Stato membro a selezionare un membro titolare e un membro supplente per il consiglio direttivo della rete dei servizi pubblici. Una rete che, senza interventi all’attuale impianto dei centri per l’impiego del nostro Paese, presenterà ancora delle forti disarmonie, con la presenza di sistemi efficienti e rodati e sistemi, come il nostro, in grado di erogare scarsi risultati. Insomma guadagneremo un'altra bella poltrona in Europa, ma correremo il rischio di essere messi all’angolo e per di più con le ruote a terra. Ha senso tutto questo?

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