L’esame della legge di stabilità da parte della Commissione Bilancio della Camera ha permesso un deciso miglioramento della manovra, anche se non mancano punti critici, come vedremo più avanti.
Partiamo dagli aspetti positivi, con particolare riferimento ai temi del lavoro e del welfare. E’ importante aver confermato il bonus di 80 euro mensili per i redditi fino a 26 mila euro da lavoro dipendente, perché toglie di mezzo quell’elemento di provvisorietà che aleggiava, nella convinzione di tanti, intorno alla misura varata a maggio scorso. Manca l’estensione del bonus ai pensionati e ai lavoratori autonomi, che, ci si augura, sia possibile realizzare in un prossimo futuro. E’ positiva la nuova configurazione del bonus bebè, limitato ai redditi fino a 25 mila euro e non più esteso ai redditi fino a 90 mila euro. Le risorse risparmiate verranno dirottate verso i redditi più bassi.
Ci sono poi le misure relative al costo del lavoro: la sgravio dei contributi per tre anni per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2015 e lo scorporo della voce lavoro dall’IRAP. Questa ultima misura, da tempo attesa, viene incontro in particolare alle imprese “labour intensive” e in ogni caso rappresenta una chiara riduzione del costo del lavoro. Secondo le intenzioni del Governo, il taglio dei contributi per tre anni, insieme con l’entrata in funzione del contratto a tutele crescenti, dovrebbe stimolare sensibilmente le assunzioni stabili. Così sarà certamente per il 2015. Il rischio tuttavia è che, dopo il 2015, l’effetto possa rapidamente esaurirsi e taluni imprenditori meno responsabili, dopo aver incassato i contributi, possano liberarsi dei lavoratori assunti, non più tutelati dalla reintegra. Probabilmente, sarebbe più efficace un incentivo più ridotto, ma spalmato su un arco temporale più lungo.
Positivi sono l’assunzione di 150 mila insegnanti a partire dal 1 settembre 2015 e le modifiche al patto di stabilità per favorire gli investimenti di Regioni ed Enti locali.
Vediamo ora i punti meno convincenti. L’operazione TFR in busta paga, anche se su basa volontaria, rischia di indebolire la previdenza complementare, resasi necessaria dopo l’introduzione del sistema contributivo, per evitare una schiera di pensionati poveri in futuro. Il taglio delle risorse ai Patronati, ancorché dimezzato, trascura il ruolo importante di assistenza di questi organismi verso gli utenti deboli, lavoratori e pensionati. L’aumento dei contributi previdenziali per le partite IVA colpisce uno strato di giovani professionisti e lavoratori autonomi e rischia di metterli fuori mercato. Mancano all’appello poi altri 400 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali e le risorse per i lavori usuranti e per il Fondo per il lavoro dei disabili.
C’è da augurarsi che i suddetti problemi possano trovare risposta in seconda lettura al Senato. La soluzione di tali questioni, tutte di forte ispirazione sociale, contribuirebbe molto a definire il tratto distintivo della manovra finanziaria per il 2015.
Giovanni Battafarano
Segretario Generale Associazione Lavoro&Welfare
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